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lunedì 5 marzo 2012

I CAMPIONI DEL CICLISMO : MIGUEL INDURAIN


Miguel Indurain Larraya (Villava, 16 luglio 1964)Professionista dal 1984 al 1996, fu campione del mondo a cronometro nel 1995 e medaglia d'oro ai Giochi di Atlanta nel 1996. Nel suo palmarès rientrano anche cinque Tour de France vinti consecutivamente – fu il primo a riuscirvi – e due Giri d'Italia.Atleta dalle caratteristiche tipiche del passista-scalatore, oltre ad essere un abile discesista si distingueva come fortissimo cronoman. Per lo strapotere nelle prove contro il tempo e per la capacità di amministrare la corsa sulle montagne, venne spesso accostato al francese Jacques Anquetil.Al Tour de France 1991 si presentò con un ruolo di outsider, sempre al servizio del capitano Pedro Delgado. Tuttavia nella tappa a cronometro da Argentan a Alençon batté tutti, vincendo davanti a Greg LeMond. Nella seconda parte della Grande Boucle arrivò la sua consacrazione: nella tredicesima tappa (Jaca-Val-Louron) rispose all'attacco di Claudio Chiappucci sul Col d'Aspin, lasciandosi alle spalle i favoriti LeMond, Fignon ed il proprio capitano Delgado, decretando definitivamente il ricambio generazionale. Al termine della frazione, conquistata dall'italiano, Indurain conquistò la sua prima maglia gialla, difesa in seguito dagli attacchi di Gianni Bugno e portata poi fino a Parigi. Al termine della stagione Bugno si prese la rivincita ai Campionati del mondo su strada di Stoccarda, lasciando ad Indurain la medaglia di bronzo.
La sua definitiva consacrazione lo portò a presentarsi ai nastri di partenza del Giro d'Italia e del Tour de France dell'anno successivo con tutti i favori dei pronostici. In entrambi i casi riuscì ad imporsi, evidenziando una notevole capacità di gestire la corsa: si dimostrò infatti imbattibile a cronometro (nella tappa di Lussemburgo al Tour staccò tutti di più di tre minuti completando i 65 chilometri alla media di 49,046 km/h) e capace di marcare i propri avversari nelle tappe di montagna. La stagione si concluse senza l'acuto nel campionato del mondo, disputato in Spagna a Benidorm: pur correndo con il ruolo di favorito, si piazzò solo sesto dovendo ancora una volta arrendersi a Gianni Bugno. Con 2 023 punti Indurain divenne comunque, in chiusura di annata, il numero uno del ranking mondiale della Federazione dei ciclisti professionisti.Nel 1993 realizzò un'altra accoppiata Giro-Tour: nella gara italiana si limitò a controllare,rivaleggiando poi con Pëtr Ugrumov, mentre nella Grande Boucle, ove fu maglia gialla per quattordici tappe, nessun avversario mise realmente in discussione il suo primato. La stagione seguente tuttavia si aprì con un brusco risveglio: al Giro d'Italia Indurain, complice una condizione non ottimale, non andò oltre al terzo posto, battuto dai giovani Evgenij Berzin (che si impose nelle due cronometro della corsa rosa) e Marco Pantani, mattatore nelle tappe di montagna. Nel mese di luglio si presentò alla partenza del Tour de France con il ruolo di favorito, senza però quell'alone di invincibilità che lo aveva accompagnato fino ad allora. Tuttavia nella corsa francese non ci fu nessuno in grado di contrapporsi al suo strapotere, e Indurain giunse a Parigi per la quarta volta da vincitore. Qualche settimana più tardi un controllo – effettuato il 15 maggio precedente al Tour de l'Oise – riscontrò però una sua positività all'antidoping: il navarro, veniva evidenziato, aveva assunto salbutamolo, sostanza proibita dalla legislazione francese ma non dall'Unione Ciclistica Internazionale. Indurain venne comunque presto scagionato per aver dimostrato che l'utilizzo del farmaco era dovuto a scopi terapeutici, per la cura dell'asma.Prima del termine della stagione,rinunciando anche ai mondiali su strada di Agrigento,  riuscì a battere il record dell'ora: nell'occasione, sulla pista del velodromo di Bordeaux, percorse ben 53,040 chilometri, superando di 327 metri il precedente primato detenuto da Graeme Obree. Solo 49 giorni dopo, va detto, questo nuovo record venne superato, sulla stessa pista francese, dallo svizzero Tony Rominger.
Nel 1995 Indurain vinse il suo quinto Tour de France consecutivo, entrando nella leggenda della corsa francese. In quest'annata i suoi principali avversari furono Alex Zülle e Bjarne Riis, che tuttavia non riuscirono mai a lottare realmente per il primato; lo spagnolo dimostrò anzi il proprio strapotere con l'attacco nella frazione pianeggiante verso Liegi .La stagione del navarro terminò con i Campionati del mondo in Colombia, dove conquistò un oro nella gara a cronometro ed un argento nella prova in linea, e con il fallito tentativo di stabilire, in quel di Bogotá, un nuovo record dell'ora (abbandonò dopo aver percorso 25 chilometri).Nel 1996 si presentò nuovamente alla Grande Boucle, puntando a battere il record di cinque vittorie nella corsa francese, condiviso con Jacques Anquetil, Eddy Merckx e Bernard Hinault. La corsa (che pure, in omaggio a Indurain, passava per Pamplona)[5] diede però indicazioni differenti: lo spagnolo accusò una pesante crisi ipoglicemica nella tappa di Chambéry-Les Arcs, non riuscì a riprendersi nemmeno nelle frazioni successive e concluse la corsa all'undicesimo posto, staccato di 14'14" dal vincitore Bjarne Riis. La stagione comunque venne resa meno amara dalla conquista della medaglia d'oro nella gara a cronometro alle Olimpiadi di Atlanta. In settembre prese il via alla Vuelta, cinque anni dopo l'ultima presenza, dovendo però ritirarsi, a causa di problemi respiratori, durante la tappa di Lagos de Covadonga. Non venne quindi selezionato per i mondiali di Lugano.Fu la Vuelta 1996 l'ultima gara di rilievo cui partecipò: nel gennaio del 1997 annunciò il suo ritiro dal ciclismo, dovuto anche ad un deterioramento dei rapporti con la propria squadra, dopo aver vinto 111 gare .
Miguel Indurain Larraya (Villava, July 16, 1964) Professional from 1984 to 1996, was world time trial champion in 1995 and gold medal at the Atlanta Games in 1996. Duels in the fall also won five consecutive Tour de France - was the first to succeed - and two tours of Italy. Athlete of the typical characteristics of passista-climber, besides being an accomplished downhill skier stood out as strong chrono. For the overwhelming power of tests to time and the ability to administer the race in the mountains, was often compared to the Frenchman Jacques Anquetil.Al Tour de France 1991 is presented with a role of outsider, always at the service of Captain Pedro Delgado. However in the time trial stage from Argentan to Alencon beat everyone, winning ahead of Greg LeMond. In the second part of the Grande Boucle came his consecration, in the thirteenth stage (Jaca-Val-Louron) responded to the attack on the Col d'Aspin Claudio Chiappucci, leaving behind the favorites LeMond, Fignon and his captain Delgado, ruling definitively generational change. At the end of the village, captured from Italian, Indurain won his first yellow jersey, as a result of defense against attacks by Gianni Bugno, and then brought up in Paris. At the end of the season Bugno took his revenge at the world road championships in Stuttgart, leaving Indurain in the bronze medal.Its definitive consecration took him to appear at the start of the Tour of Italy and Tour de France next year with all the favors of the predictions. In both cases he succeeded in breaking, showing a remarkable capacity to manage the race: in fact, proved unbeatable against the clock (in the stage of the Tour of Luxembourg broke away any more than three minutes completing the 65 kilometers at an average of 49.046 km / h) and able to mark their opponents in the mountain stages. The season ended without acute in the world championship, held in Spain in Benidorm: while running with the role of favorite, he finished only sixth having to once again surrender to Gianni Bugno. With 2 023 points Indurain was still at the close of year, the number one world ranking of the Federation of cyclists professionisti.Nel 1993 created another coupled Giro-Tour in the Italian race was limited to control, then vying with Peter Ugrumov, while in the Grande Boucle, where he was yellow jersey for fourteen stages, no opponent really put into question its leadership. The following season, however, opened with a rude awakening: Indurain in the Tour of Italy, because of a suboptimal condition, never went beyond the third place, beaten by the young Yevgeny Berzin (which prevailed in two of the Giro time trial) and Marco Pantani , protagonist in the mountain stages. In July came the start of the Tour de France with the role of favorite, but without that aura of invincibility that had accompanied him until then. However, in the French race there was no one to oppose his dominance, and Indurain came to Paris for the fourth time as the winner. A few weeks later a check - made on May 15 before the Tour de l'Oise - but its positive feedback all'antidoping: the navarro, was noted, had taken salbutamol, a substance prohibited by French law but not by the Union Cycliste Internationale . Indurain was however soon cleared for showing that the use of the drug was due to therapeutic purposes, for the treatment of asthma. Before the end of the season, giving up even the world's road of Agrigento, managed to beat the world hour record : occasion, on the velodrome track in Bordeaux, well-traveled 53.040 kilometers, 327 meters surpassing the previous record held by Graeme Obree. Only 49 days later, it must be said, this new record was surpassed on the same track French, Swiss Tony Rominger.In 1995 Indurain won his fifth consecutive Tour de France, entered the legend of the French race. In this vintage its main opponents were Alex Zülle and Bjarne Riis, who, however, were never able to really fight for supremacy; Spanish even showed their dominance with the attack on the village level to Liege. The season ended with navarro World Championships in Colombia, where he won a gold in the time trial and silver in the line test, and the failed attempt to establish, in that of Bogota, a new hour record (abandoned after traveling 25 km) . In 1996 he again presented to the Grand Boucle, aiming to break the record of five victories in the French race, shared with Jacques Anquetil, Eddy Merckx and Bernard Hinault. The race (which also, as a tribute to Indurain, went to Pamplona) [5], however, gave different directions: the Spaniard accused a heavy hypo-Chambéry in the stage of Les Arcs, failed to recover even in the subsequent fractions and finished the race eleventh place, adrift 14'14 "behind the winner Bjarne Riis. The season, however, was made more bitter by winning the gold medal in the time trial at the Olympics in Atlanta. In September, got underway at the Vuelta, five years after the final appearance, however, having to retire because of breathing problems, during the stage of Lagos de Covadonga. It was then selected for the World Lugano.Fu the Vuelta in 1996 the last major race of which he participated: in January 1997 announced his retirement from cycling, also due to a deterioration of relations with his team after winning 111 races.

domenica 4 marzo 2012

I GRANDI DELLA MARATONA : PAULA RADCLIFFE



Paula Jane Radcliffe (Davenham, 17 dicembre 1973) Campionessa del mondo di maratona nel 2005 nonché primatista mondiale della specialità.È primatista mondiale femminile di maratona con il tempo di 2h15'25", stabilito a Londra il 13 aprile 2003.Ha vinto per tre volte la maratona di New York e nel 2002 è stata insignita dell'Ordine dell'Impero Britannico.Per affrontare la maratona la Radcliffe riesce a sopportare un numero impressionante di chilometri di allenamento. Si parla di 210/240 chilometri per ogni settimana, cioè di almeno 30/35 chilometri al giorno. Per quanto riguarda l’ultima uscita lunga prima di affrontare la maratona, la Radcliffe, prima di stabilire il primato del mondo di 2.15.25 nell’aprile del 2003, è riuscita a fare un grande test correndo 38 km e 500 metri in 2 ore e 14 minuti. Il che vuol dire, continuando sullo stesso passo per i rimanenti 3 km e 700 metri, concludere una maratona in 2 ore e 27 minuti!
Paula Jane Radcliffe (Davenham, December 17, 1973) world champion in 2005 and marathon world record holder of the specialty. It is women's marathon world record with a time of 2h15'25 ", established in London April 13, 2003. He has won three times in the New York Marathon in 2002 and was awarded the Order of the Radcliffe Britannico.Per tackle the marathon can withstand an impressive number of miles of training. We talk about 210/240 kilometers per week, ie at least 30/35 miles per day. Regarding the last exit long before facing the marathon, the Radcliffe, before establishing the world record of 2.15.25 in April of 2003, has managed to make a great test of running 38 km and 500 meters in 2 hours and 14 minutes. That is to say, continuing on the same step for the remaining 3 km and 700 meters, ending a marathon in 2 hours and 27 minutes!

sabato 3 marzo 2012

I GRANDI DEL CICLISMO : GINO BARTALI

Gino Bartali (Ponte a Ema, 18 luglio 1914 – Firenze, 5 maggio 2000) Professionista dal 1934 al 1954, vinse tre Giri d'Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni trenta-cinquanta. La carriera di Bartali, più vecchio di Fausto Coppi di cinque anni, fu notevolmente condizionata dalla seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori. Soprannominato Ginettaccio, fu grande avversario di Coppi. Leggendaria la loro rivalità, che divise l'Italia nell'immediato dopoguerra (anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due). Celebre nell'immortalare un'intera epoca sportiva – tanto da entrare nell'immaginario collettivo degli italiani – è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglietta durante una salita al Tour del '52.[2] Da ricordare, in particolare, la sua vittoria al Tour de France 1948, che, a detta di molti, contribuì ad allentare il clima di tensione in Italia dopo l'attentato a Palmiro Togliatti.Nel 1934 vinse la quinta edizione della Coppa Bologna, valida come terza prova del Campionato toscano dilettanti, e con questa vittoria si laureò campione di Toscana.Nel 1936, passò alla Legnano capitanata da Learco Guerra, che, intuite le qualità del nuovo arrivato, si mise al suo servizio come gregario per permettergli il successo alla Corsa rosa di quell'anno; successo che arrivò in modo trionfale, con tre vittorie di tappa. Pochi giorni dopo Bartali pensò seriamente di abbandonare la carriera in seguito alla morte del fratello minore Giulio, avvenuta a causa di un incidente in una gara di dilettanti. L'anno si chiuse con la vittoria nel Giro di Lombardia. Nel 1937, ormai capitano della Legnano e numero uno del ciclismo Italiano, vinse il suo secondo Giro d'Italia e fu designato per tentare la conquista del Tour de France, vinto solo due volte da un italiano, Ottavio Bottecchia nel 1924 e 1925. Mentre era in maglia gialla, una brutta caduta nel Torrente Colau durante la tappa Grenoble-Briançon, con conseguenti ferite alle costole, ed una grave bronchite, lo costrinsero al ritiro.Nel 1938 trionfò al Tour de France aggiudicandosi anche sette vittorie di tappa. Nel 1939 vinse la Milano-Sanremo, ma malgrado quattro vittorie di tappa perse il Giro a favore di Giovanni Valetti.Nel 1940 bissò il successo alla Milano-Sanremo e si preparò per cercare di vincere il suo terzo Giro. Nella squadra della Legnano era arrivato un promettente ragazzo alessandrino di nome Fausto Coppi, voluto da Bartali stesso come gregario. Durante la seconda tappa, la Torino-Genova, attardato da una foratura, Bartali cadde e si fece male a causa di un cane che gli tagliò la strada proprio mentre si stava ricongiungendo alla testa della corsa.Eberardo Pavesi, direttore del team, decise allora di puntare su Coppi, che era il meglio piazzato in classifica. All'arrivo della tappa Bartali fece i complimenti a Coppi e si mise al suo servizio, come aveva fatto Guerra con lo stesso Bartali nel 1936. Proprio su una salita sulle Alpi, Bartali era davanti di poche decine di metri a Coppi, che era alle prese con la classica "cotta" e fortissimi dolori alle gambe. Fausto stava per scendere dalla bici con l'intenzione di lasciare il giro. Bartali se ne accorse, tornò indietro, e ricordandogli i sacrifici fatti, riusci a farlo risalire in bicicletta e gli urlò: "Coppi sei un acquaiolo! Ricordatelo! Solo un acquaiolo!". Bartali intendeva dire che chi non si impegna fino allo spasimo non è un vero ciclista ma soltanto un acquaiolo, cioè un portatore d'acqua, un gregario insomma, e non un campione. A Bartali piaceva mangiare e bere anche prima delle gare, differentemente da Fausto Coppi che stava attentissimo alla dieta. Coppi alla fine vinse il Giro. La corsa, già disertata dagli stranieri, si chiuse il giorno prima dell'entrata in guerra dell'Italia, e la guerra sancì per cinque anni l'interruzione della carriera per i due campioni.Ripresa la carriera nel 1945, Bartali ormai trentunenne era dato per "finito", mentre Coppi, di cinque anni più giovane, era considerato l'astro nascente (anche se la prigionia in tempo di guerra gli rese difficile la ripresa). Nel 1946 Bartali vinse il Giro d'Italia, mentre Coppi passato alla "Bianchi" terminò alle sue spalle a soli 47 secondi. Non potendo partecipare al "Tour", precluso agli ex belligeranti, Bartali stravinse il Giro della Svizzera. Nel 1947, vinse la Milano-Sanremo e perse il Giro d'Italia a favore di Coppi, anche per un banale guasto meccanico. Bissò il successo al Giro della Svizzera, all'epoca la più ricca e prestigiosa tra le corse a tappe del dopoguerra.Il 1948 lo vide in difficoltà per vari motivi nella parte iniziale della stagione e attardato da una caduta al "Giro", terminò solo 8º, osservando la conclusione che portò Coppi al ritiro per protesta per la mancata squalifica di Fiorenzo Magni a causa delle spinte ricevute in salita e che costarono il giro a Ezio Cecchi. Bartali fu quindi l'unico tra i big a poter rappresentare l'Italia al Tour de France (Coppi non si riteneva pronto e Magni non era "gradito" ai francesi per ragioni politiche) e venne designato capitano. Messa in piedi una "squadra da quattro soldi", come era stata definita, si apprestò al più grande trionfo della carriera. Malgrado la non eccelsa squadra, l'astio dei francesi nei confronti degli italiani, e l'età (con i suoi 34 anni era uno dei più anziani corridri presenti), entrò nella leggenda del Tour. Leggendaria in particolare la sua fuga sulle Alpi che gli consentì di vincere la Cannes-Briançon, attraverso il Colle d'Allos, il Colle di Vars e il Colle dell'Izoard (dove è ricordato con una stele), recuperando gli oltre venti minuti di svantaggio che lo separavano da Louison Bobet. Il giorno successivo vinse nuovamente nella tappa Briançon-Aix-les-Bains, di 263 km, attraverso i colli del Lautaret, del Galibier e della Croix-de-Fer, conquistando la maglia gialla. Secondo molti, l'impresa di Bartali aiutò a distogliere l'attenzione dall'attentato di cui era stato vittima Palmiro Togliatti, allora segretario del PCI, avvenimento che aveva provocato una grande tensione politica e sociale in Italia, che rischiava di sfociare in una guerra civile.Si dice che siano stati Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti a telefonare allo stesso Bartali per incitarlo, chiedendogli un'impresa epica che potesse rasserenare gli animi. Al rientro dalla Francia venne ricevuto dallo stesso De Gasperi, che gli chiese cosa avrebbe voluto in regalo per quell'impresa: Bartali, si racconta, chiese di non pagare più le tasse.Nel 1949 giunse secondo nel Giro d'Italia vinto da Coppi ed aiutò il grande Fausto nella vittoria al Tour de France, giungendo egli stesso secondo. Nel 1950 vinse una terribile Milano-Sanremo sotto il diluvio e fu costretto al ritiro al Tour mentre lui e Magni conducevano la corsa, causa l'aggressione dei tifosi francesi sul Col d'Aspin. Quarto nei Tour del 1951 e del 1952, corse come "secondo" di Coppi, vinse a trentotto anni il suo ultimo grande titolo con il Campionato italiano. Nel 1953, dopo aver vinto a trentanove anni il Giro della Toscana, ebbe un incidente stradale che rischiò di lasciarlo senza la gamba destra per cancrena. Dopo pochi mesi però il toscano rientrò in scena alla Milano-Sanremo. Anche se non colse un grande risultato la folla fu tutta per lui. A Città di Castello, dove passò diversi mesi da sfollato protetto dalla popolazione, volle concludere la sua attività da professionista, correndo in un circuito creato apposta per l'occasione nel 1954.
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I GRANDI DELLA MARATONA : PAUL TERGAT

Paul Tergat (Lake Baringo, 17 giugno 1969)Atleta keniota, mezzofondista.Alto 182 cm, pesa 58 kg. Nel maggio 1992 entra nel Team Fila di Gabriele Rosa. Nel 1994 vince la sua prima Stramilano, che conquisterà per sei volte ininterrotamente (record), stabilendo nel 1998 la miglior prestazione mondiale sulla mezza-maratona, con un 59'17" battuto solo nel settembre 2005 da Samuel Wanjiru. (Anche il record di Wanjiru è stato battuto: 58' 55" di Haile Gebrselassie il 15 gennaio 2006, a Phoenix) Dal 1995 al 1999 vince 5 Mondiali di cross consecutivi nel lungo. Al mondiale di Goteborg è secondo nei 10.000 dietro ad Haile Gebrselassie. Alla XXVI Olimpiade ad Atlanta nel 1996 è argento nei 10.000 (vince Gebrselassie). Il 22 agosto 1997 batte a Bruxelles il record mondiale dei 10000, con 26'27"85, primato poi superato 9 mesi dopo da Gebrselassie. Ai mondiali 1997 di Atene è argento nei 10.000, risultato bissato due anni dopo a Siviglia, sempre alle spalle di Gebrselassie. Nel 1999 e nel 2000 è campione iridato di mezza maratona. Alla XXVII Olimpiade a Sydney nel 2000 è argento nei 10.000 (1° Gebrselassie). Nel 2001 esordisce nella maratona a Londra, arrivando 2° alle spalle di El Mouaziz. Seguono altri due secondi posti nel 2002 a Chicago e Londra (stavolta davanti a Gebrselassie). Il 28 settembre 2003 vince la maratona di Berlino, battendo il record del mondo nella specialità con 2h04'55", record battuto 4 anni dopo, sempre nella maratona di Berlino dall'etiope Gebrselassie. Dopo il 10º posto ad Atene, nel novembre 2005 ha vinto la maratona di New York.
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Paul Tergat (Lake Baringo, June 17, 1969) Kenyan athlete, mezzofondista.Alto 182 cm, weighs 58 kg. In May 1992 he joined the Team Fila Gabriele Rosa. In 1994 he won his first Stramilano, will be enjoyed uninterruptedly for six times (record), establishing in 1998 the World Best on the half-marathon, with a 59'17 "beaten only in September 2005 by Samuel Wanjiru. (The record Wanjiru was defeated: 58 '55 "Haile Gebrselassie January 15, 2006, in Phoenix) From 1995 to 1999 wins 5 consecutive World Cross long. At World of Gothenburg is the second in the 10,000 behind Haile Gebrselassie. At the XXVI Olympiad in Atlanta in 1996, silver in the 10,000 (Gebrselassie wins). On August 22, 1997 in Brussels beats the world record of 10,000, with 26'27 "85, a record then passed nine months later by Gebrselassie. World Championships in Athens in 1997 is silver in the 10,000, the result encore after two years in Seville, always behind of Gebrselassie. In 1999 and 2000 world champion half-marathon. At the XXVII Olympiad in Sydney in 2000, silver in the 10,000 (1 ° Gebrselassie). In 2001 his debut marathon in London, reaching 2 ° behind El Mouaziz. Here are two more second places in 2002 in Chicago and London (this time in front of Gebrselassie). On 28 September 2003 he won the Berlin Marathon, beating the world record in the specialty with 2h04'55 "record run four years later, still in the Berlin Marathon Gebrselassie dall'etiope. After 10th place in Athens in November 2005 won the marathon in New York.

venerdì 2 marzo 2012

campioni di cuore : Jonah Lomu


(Auckland, 12 maggio 1975) è un ex rugbista neozelandese. Si mette in evidenza nella nazionale di Rugby a 7 ed esordisce negli All Blacks a soli 19 anni il 26 giugno 1994 in una partita con i francesi ma è nel mondiale del 1995 che si impone all'attenzione: un ventenne che, grazie alle sue 4 mete nella semifinale contro l'Inghilterra, guida gli All Blacks alla finale persa contro i sudafricani ai tempi supplementari. Per il mondiale del 1995 fu nominato miglior giocatore del torneo e per quello del 1999 risultò primatista di mete realizzate: 8 in 5 partite disputate, di cui due contro la Francia nella celeberrima semifinale che ha visto gli All Blacks come sconfitti. Non era così abile tecnicamente, lasciava anche a desiderare sia sul piano difensivo che sul piano tattico, ma la sua forza fisica unita alla sua velocità (100 metri in 10,8 secondi) formava un'ala praticamente inarrestabile. Difficile da fermare, non di rado lo si poteva vedere puntare la linea di meta e, senza grossi cambi di linea di corsa, arrivare a marcare la segnatura mandando in fumo ogni tentativo di placcaggio. È considerato come la prima superstar del rugby mondiale dall'avvento del professionismo. IL DRAMMA DELLA MALATTIA Alla fine del 1996 gli fu diagnosticata una rara forma di nefrite. Nel maggio del 2003, la New Zealand Rugby Football Union comunicò che Lomu avrebbe iniziato a sottoporsi a tre sedute di dialisi alla settimana, per via del deterioramento delle normali funzioni dei suoi reni. Gli effetti collaterali delle sedute di dialisi hanno causato grossi danni al sistema nervoso tra gambe e piedi, dunque secondo i medici avrebbe rischiato di rimanere sulla sedia a rotelle qualora non si fosse sottoposto ad un trapianto di reni. Il trapianto venne effettuato il 28 luglio del 2004, e presto Jonah annunciò di volersi allenare per tornare a giocare nel 2005. Il ritorno in campo in una partita ufficiale dopo l'operazione avvenne il 10 dicembre 2005 nella partita Rugby Calvisano - Cardiff Blues valida per la Heineken Cup. Sembrava la fine di un incubo, ma non sara’cosi. Da quattro mesi,infatti, Lomu giace in un letto d’ospedale. Ha perso 30 chili e ha bisogno di un nuovo trapianto di rene. Lomu è assistito dalla moglie Nadene e dai due figli, Brayley e Dhyreille: «Sono il motivo per cui non mi arrenderò mai. Il fatto che io ora combatta la malattia li aiuterà in futuro». Sa che questa volta sarà difficile trovare un donatore compatibile. Il suo fisico potrebbe rigettare il trapianto, ma è sereno. «Sono davvero fortunato. Ho vissuto più io in una vita sola di tante persone in sei o sette. Essere umani significa che tutti devono morire prima o poi».
(Auckland, May 12, 1975) is a former rugby player from New Zealand to 15. It is emphasized in the National Rugby League and seven All Blacks debut in just 19 years June 26, 1994 in a game with the French, but is in the World 1995 attracts attention: a twenty-something, thanks to its 4 goals in the semifinal against England, leads the All Blacks lost the final against South Africa in overtime. For the world in 1995 was named best player of the tournament and to that of 1999 resulted in record-holder in goals made: 8 in 5 games played, including two against France in the famous semi-final which saw the All Blacks as losers. It was not so proficient technically, also left to be desired both on the defensive at a tactical level, but his physical strength combined with his speed (100 meters in 10.8 seconds) formed a wing virtually unstoppable. Difficult to stop, not infrequently he could be seen pointing the goal line and, without major changes in the racing line, get to mark the signature by sending in smoke every attempt to tackle. It is considered the first superstar of world rugby since the advent of professionalism. THE TRAGEDY OF THE DISEASE In late 1996 he was diagnosed with a rare form of nephritis. In May 2003, the New Zealand Rugby Football Union announced that Lomu would begin to undergo three dialysis sessions per week, due to the deterioration of the normal functions of his kidneys. The side effects of dialysis sessions have caused great damage to the nervous system between the legs and feet, so the doctors would have risked to remain in a wheelchair if he failed to undergo a kidney transplant. The transplant was performed on July 28, 2004, and soon Jonah announced that she wanted to train to return to play in 2005. The comeback in a competitive match after the operation took place December 10, 2005 in Rugby Calvisano game - Cardiff Blues Heineken Cup seemed valid to the end of a nightmare, but not sara'cosi. For four months, in fact, Lomu is lying in a hospital bed. He lost 30 pounds and needs a new kidney transplant. Lomu was assisted by his wife Nadene and his two sons, and Brayley Dhyreille: "I'm the reason why I will never surrender. The fact that I now will help them fight the disease in the future. " He knows that this time will be difficult to find a compatible donor. His body could reject the transplant, but is serene. "I'm really lucky. I've lived more in one life of many people in six or seven. Being human means that everyone must die sooner or later. "

I GRANDI DELLA MARATONA : Alberto Salazar


Alberto Salazar (Cuba, 7 agosto 1958) è un ex maratoneta statunitense noto per le tre vittorie alla maratona di New York.Salazar iniziò la sua carriera all'High School di Wayland, Massachusetts. Fu campione statale nel cross country nel 1975 e si allenò con Greater Boston Track Club (i cui membri erano fra gli altri Bill Rodgers, Randy Thomas e Greg Meyer). Da là andò alla University of Oregon dove vinse numerose gare All American, fu membro nel 1977 della squadra per la finale del campionato NCAA di cross country, che vinse nel 1978. L'anno successivo fu campione nazionale assoluto della specialità. Giunse terzo ai trials olimpici dei 10,000 metri per le Olimpiadi di Mosca 1980, ma non vi partecipò per il boicottaggio americano.Dal 1980 al 1982 Salazar vinse tre volte consecutivamente la maratona di New York. La sua prima maratona in assoluto, proprio a New York, fu un successo in 2:09:41, secondo tempo americano (dietro Bill Rodgers: 2:09:27 alla maratona di Boston nel 1979). Nel 1981 stabilì apparentemente la miglior prestazione mondiale con 2:08:13, battendo il 2:08:33 dell'australiano Derek Clayton (Anversa, 1969). Però una più accurata misura del percorso lo trovò 148 metri più corto della distanza regolamentare.Nel 1982 vinse la sua prima e unica maratona di Boston dopo quello che venne chiamato "Duel in the Sun" con Dick Beardsley. Salazar vinse dopo uno sprint mozzafiato prima di collassare dopo l'arrivo ed essere ricoverato d'urgenza; gli vennero iniettati sei litri d'acqua perché disidratato. Finì l'anno al primo posto al mondo nel ranking della maratona secondo Track & Field News grazie ai suoi successi a Boston e New York.Ai campionati mondiali di cross country fu secondo nel 1982 e quarto nel 1983. Nello stesso 1983 Salazar batté due volte il record statunitense dei 10km nelle corse su strada, con 28:02 e poi 28:01 rispettivamente alla Americas 10K ed alla Continental Homes 10K. Finì in testa nel North American Road Rankings della rivista Track & Field News. Fu anche campione nazionale dei 10000 metri su pista, vincendo a Craig Virgin il suo secondo titolo (il primo era stato nel 1981). Dall'altro lato però finì ultimo ai campionati mondiali, sofferente di bronchite e per la prima volta fu sconfitto nella maratona, a Rotterdam, dove finì 5°; raccolse lo stesso risultato anche alla maratona di Fukuoka in dicembre.Nel 1984 Salazar fu un membro della squadra statunitense di maratona alle Olimpiadi di Los Angeles, con Pete Pfitzinger e John Tuttle, ed era uno dei favoriti per le medaglie, ma terminò in un deludente 15º posto in 2:14:19.
Dopo numerosi anni di attività, nel 1994 Salazar vinse la prestigiosa Comrades Marathon di 90 km (56 miglia).


Alberto Salazar (Cuba, August 7, 1958) is a former American marathon runner known for three wins in the marathon in New York.Salazar began his career at the High School in Wayland, Massachusetts. He was state champion in cross country in 1975 and trained with the Greater Boston Track Club (whose members were among the other Bill Rodgers, Greg Meyer and Randy Thomas). From there he went to the University of Oregon where he won many races All American, was a member of the team in 1977 for the final of the NCAA cross country championship, which he won in 1978. The following year he was national champion of absolute specialty. He came third at the Olympic trials of 10.000 meters to the Moscow Olympics in 1980, but did not attend to boycott americano.Dal 1980 to 1982 Salazar won three times consecutively to the New York Marathon. His first marathon ever, right in New York, was successful in 2:09:41, second half American (behind Bill Rodgers: 2:09:27 at the Boston Marathon in 1979). Apparently established in 1981 with the World Best Time 2:08:13, beating the Australian Derek Clayton 2:08:33 (Antwerp, 1969). But a more accurate measure of the path found him 148 yards short of the distance regolamentare.Nel 1982 he won his first and only Boston Marathon after what was called "Duel in the Sun" with Dick Beardsley. Salazar won after a breathtaking sprint before collapsing after the finish and be hospitalized, were injected to six liters of water to dehydrated. He finished the year in first place in the world ranking of second Marathon Track & Field News, thanks to his success in Boston and New York.Ai world championships in cross country in 1982 was the second and fourth in 1983. In the same 1983 Salazar beat the American record twice in the 10km road race, with 28:02 and 28:01, respectively, then the Americas 10K and 10K Continental Homes. He finished in the lead in the Rankings of North American Road Track & Field News magazine. He was also a national sample of 10000 meters of track, Craig Virgin won his second title (the first was in 1981). On the other hand, however, ended last world championships, suffering from bronchitis and was defeated for the first time in the marathon, in Rotterdam, where he finished 5 th, picked up the same result in the marathon in Fukuoka in 1984 dicembre.Nel Salazar was a member U.S. marathon team at the Olympics in Los Angeles, with Pete Pfitzinger and John Tuttle, and was one of the favorites for the medals, but ended in a disappointing 15 th place in 2:14:19. After many years of business, in 1994 Salazar won the prestigious Comrades Marathon, 90 km (56 miles).

I GRANDI DEL CICLISMO : LOUIS BOBET




 Louis Bobet (Saint-Méen-le-Grand, 12 marzo 1925 – Biarritz, 13 marzo 1983)  Ciclista  francese professionista dal 1946 al 1962, vinse tre Tour de France e un campionato del mondo, oltre a numerose classiche internazionali.Professionista dal 1946, Bobet si mise in luce nel Tour de France 1948, anno in cui vinse un tappa e fu per nove giorni in maglia gialla, prima di essere definitivamente scalzato da Gino Bartali. La consacrazione definitiva avvenne al Tour de France 1950, in cui conquistò la maglia a pois di miglior scalatore.Bobet vinse il Tour per tre volte consecutive negli anni 1953, 1954 e 1955.Tra le altre vittorie, il Giro di Lombardia e la Milano-Sanremo nel 1951, il Grand Prix des Nations e la Parigi-Nizza nel 1952, i campionati del mondo su strada nel 1954, il Giro delle Fiandre del 1955 e la Parigi-Roubaix nel 1956.Partecipò, insieme ad altri colleghi , al film "Totò al Giro d'Italia".
Morì prematuramente il giorno dopo il suo 58º compleanno.


Louis Bobet (Saint-Meen-le-Grand, March 12, 1925 - Biarritz, 13 March 1983) French professional cyclist from 1946 to 1962, he won three Tour de France and a world championship, in addition to many classic internazionali.Professionista since 1946, Bobet came to the fore in the Tour de France 1948, when he won a stage and was for nine days in yellow jersey, before being finally overthrown by Gino Bartali. The definitive consecration took place at the Tour de France 1950, which won the polka dot jersey of best scalatore.Bobet won the Tour three times in the years 1953, 1954 and 1955.Tra other victories, the Giro di Lombardia and Milan-Sanremo in 1951, the Grand Prix des Nations and the Paris-Nice in 1952, the world championships on the road in 1954, the Tour of Flanders in 1955 and the Paris-Roubaix in 1956.Partecipò, along with other colleagues, the film "Toto in the Tour of Italy ". He died prematurely on the day after his 58 th birthday.

giovedì 1 marzo 2012

I CAMPIONI DELLA MARATONA : ABELE BIKILA


Abebe Bikila (Bikila Abebe o Bichila Abbebe; Mout, 7 agosto 1932 – Addis Abeba, 25 ottobre 1973) Atleta etiope, due volte campione olimpico nella maratona.Agente di polizia e guardia del corpo personale dell'imperatore Haile Selassie, Abbebe Bichila (è invalso ormai l'uso di seguire la norma etiope nominando prima il cognome - Abbebe - e poi il nome - Bichila -), nato a Mout in Etiopia, divenne un eroe nazionale dopo aver vinto la medaglia d'oro nella XVII Olimpiade.Ai Giochi della XVII Olimpiade, svoltisi a Roma nel 1960, Bikila corse e vinse l'intera distanza della maratona senza scarpe. L'etiope partì senza scarpe per una precisa scelta tecnica concordata con il suo allenatore, lo svedese (di origine finlandese) Onni Niskanen. Bikila, divenne il simbolo dell'Africa che si liberava dal colonialismo europeo, la prima medaglia d'Oro del continente africano alle Olimpiadi.Quattro anni dopo Bikila si presentò in condizioni di forma peggiori alle Olimpiadi di Tokyo 1964. Era stato operato di appendicite sei settimane prima della gara e perse tempo da dedicare agli allenamenti. In questa occasione gareggiò con le scarpe, e vinse nuovamente. Bikila divenne il primo campione olimpico a bissare la vittoria nella maratona, stabilendo anche il miglior tempo mondiale sulla distanza.Ai Giochi Olimpici estivi del 1968, tenutisi a Città del Messico, Bikila subì le conseguenze dell'altitudine, degli infortuni e dell'età. Fu costretto a ritirarsi dalla gara prima della fine.Nel 1969, Bikila stava guidando nei pressi di Addis Abeba quando ebbe un incidente. Rimase paralizzato dal torace in giù. Nonostante le cure e l'interesse internazionale non riuscì più a camminare. Pur impossibilitato nell'uso degli arti inferiori non perse la forza di continuare a gareggiare: nel tiro con l'arco, nel ping pong, perfino in una gara di corsa di slitte (in Norvegia). Partecipò inoltre alle para-olimpiadi di Heidelberg nel 1972 nel tiro con l'arco. Morì l'anno successivo, all'età di 41 anni, per un'emorragia cerebrale. Lo stadio nazionale di Addis Abeba è stato dedicato in suo onore.








Abebe Bikila (Abebe Bikila properly or Bichila Abbebe; Mout, August 7, 1932 - Addis Ababa, October 25, 1973) Ethiopian athlete, twice Olympic champion in maratona.Agente police and bodyguard of Emperor Haile Selassie, Abbebe Bichila ( now it has been customary to use to follow the rule by appointing the first Ethiopian surname - Abbebe - and then the name - Bichila -), born in Mout in Ethiopia, became a national hero after winning the gold medal in the seventeenth Olimpiade.Ai Games of the XVII Olympiad, held in Rome in 1960, Bikila ran and won the full marathon distance without shoes. The Ethiopian went without shoes for a precise technical decision agreed with his coach, the Swede (of Finnish origin) Onni Niskanen. Bikila became the symbol of Africa, which was freed from European colonialism, the first gold medal of the African continent to Olimpiadi.Quattro years after Bikila came in worse conditions as the Tokyo Olympics 1964. Had been operated on for appendicitis six weeks before the race and lost time to devote to training. On this occasion competed with shoes, and won again. Bikila became the first Olympic champion to repeat the victory in the marathon, including setting the fastest time on the World distanza.Ai the 1968 Summer Olympics, held in Mexico City, Bikila suffered the consequences of altitude, injuries and age. He was forced to retire before fine.Nel 1969, Bikila was driving near Addis Ababa when he had an accident. He was paralyzed from the chest down. Despite the care and international interest could not walk anymore. Although prevented the use of the lower limbs did not lose the strength to go on racing: in archery, ping pong in, even in a race of slides (in Norway). Also participated in the para-Olympics in 1972 in Heidelberg archery. He died the following year, at age 41, a cerebral haemorrhage. The national stadium in Addis Abeba was dedicated in his honor.


mercoledì 29 febbraio 2012

CAMPIONI DI CUORE : GIACOMO SINTINI


ALZARE le mani per salutarne ottomila, quelle di un palasport intero che ti abbraccia perché il premio del miglior giocatore, stavolta, è la vita. Giacomo Sintini è tornato al volley: otto mesi dopo aver scoperto di avere un tumore al sistema linfatico, l’alzatore di Villanova di Bagnacavallo domenica è andato a vedere per la prima volta una partita di A1, Modena-Macerata. E ha ricevuto la sorpresa di un applauso infinito, con tanto di striscione improvvisato dai tifosi. «Mi sono commosso, perché non me l’aspettavo. Ero felice di poter rivedere tanti amici, ma non pensavo che sarebbe stato così bello».Giugno 2011, il regista romagnolo, campione d’Europa del 2005 con la nazionale e d’Italia l’anno dopo con la Lube, scopre di essere malato. Ha 32 anni (è nato il 19 gennaio ‘79) e ha appena firmato il contratto con i polacchi dello Jastrzebski Wiegel, ma deve mettere subito l’autografo più sgradito della sua vita sotto una lettera: quella in cui annuncia di doversi fermare per combattere una battaglia più grande. Otto mesi dopo, gli anni sono diventati 33 e lui può dire di aver vinto la partita più importante: «Adesso devo solo sottopormi a controlli periodici, ma so già che tornerò a giocare ad alto livello — racconta Sintini — ci vorrà del tempo, non so quanto e non mi voglio dare una scadenza. Dipende da come reagirà il fisico. Ma sono sicuro di tornare a giocare».
NON E’ IL PRIMO atleta che deve giocare contro il cancro, purtroppo non sarà l’ultimo. Lui lo sa e accetta un doppio ruolo di cui avrebbe fatto volentieri a meno: «Mentre iniziavo a curarmi, studiavo le storie dei campioni che hanno affrontato la malattia, sono guariti e sono tornati in campo. E a loro mi ispiravo. Se oggi posso essere io l’esempio per qualcuno, non solo sono pronto a farlo: credo che sia un mio dovere. Perché in questi mesi in cui mi sono sottoposto a sette cicli di chemioterapia ho conosciuto persone di tutte le età, che affrontano il male con una nobiltà e una dignità incredibili, che aiutano anche gli altri a trovare la forza di combattere». Lo avevano avvisato, che sarebbe stata dura: «Mi hanno curato all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, un luminare dell’ematologia, il professor Brunangelo Falini che è stato anche candidato al Nobel, e poi il dottor Falcinelli e la dottoressa Capponi. Non potrò mai ringraziarli abbastanza, daremo vita a una Onlus per aiutare il reparto. E’ incredibile il senso di fratellanza che si crea tra chi soffre e chi presta le cure con tanto amore».
IL RESTO l’ha fatto la fibra anche morale dell’uomo e dell’atleta: «Sicuramente il fisico mi ha aiutato a sostenere le cure più pesanti, mi è stata utilissima anche la capacità appresa in palestra di accettare i miei limiti, ma senza arrendermi mai. Una mano grossa me l’ha data la fede, a Perugia dove vivo con mia moglie Alessia e mia figlia Carolina, che ha quattro anni, ho avuto tante dimostrazioni di affetto dalla comunità. Se sei da solo, rischi di cedere». Ora c’è un futuro da scrivere: «domenica ho visto la partita dopo aver avuto il permesso dei medici, prima le mie difese immunitarie erano troppo basse. Adesso ricomincerò piano piano a lavorare, ma prima mi faccio una settimana di vacanza con la famiglia. Se lo meritano, dopo troppi mesi brutti chiusi in casa».
RAISE your hands to salutarne eight thousand, those of an entire sports hall that embraces you as the best player award, this time, it's life. James returned to Sintini Volleyball: Eight months later she found she had a tumor in the lymphatic system, the setter of Villanova Bagnacavallo Sunday went to see for the first time a game of A1, Modena Super Bowl. It has received the surprise of an endless applause, complete with a makeshift banner by fans. "I was very moved because I did not expect. I was happy to see so many friends, but I never thought it would be so nice. "June 2011, the director of Romagna, European champion in 2005 with the national team of Italy and a year later with the Lube, turns out to be ill . 32 years old (born 19 January '79) and has just signed a contract with the Poles of Jastrzebski Wiegel, but must immediately put the autograph of his life under the most unwelcome letter: one in which announces having to stop to fight a larger battle. Eight months later, became 33 years and he can say he won the biggest game: "Now I just have to undergo regular checks, but I already know I'll be back to play at a high level - tells Sintini - it will take time, not I know how and I do not want to give a deadline. It depends on how your body reacts. But I am sure to return to play. " NOT 'THE FIRST athlete who must play against the cancer, unfortunately not the last. He knows and accepts a dual role which would have done without: "As I began to treat me, I studied the stories of champions who have faced illness, have recovered and returned to the field. And to them I ispiravo. If today I can be an example for someone, not only are ready to do it: I think it's my duty. Because in recent months in which I submitted to seven cycles of chemotherapy I met people of all ages who face evil with a nobility and dignity incredible, which also help others find the strength to fight. " He had been warned, it would be tough: "I have treated at the hospital Santa Maria della Misericordia in Perugia, a luminary of hematology, Professor Falini Brunangelo which was also nominated for the Nobel, and then Dr. Falcinelli and Dr. Capponi . I can never thank them enough, we build a non-profit organization to help the department. It 'amazing sense of brotherhood that is created between the sufferer and the carer with much love. " THE REST has also made the moral fiber of man and the athlete: "Surely the physicist has helped me to help with recovery heavier, I was also very useful skills learned in the gym to accept my limitations, but without never give up. A big hand gave me the faith, in Perugia where I live with my wife and my daughter Alessia Carolina, who is four years, I have had many demonstrations of affection from the community. If you are alone, risks to surrender. " Now there's a future to write: "On Sunday I saw the match after having permission from the doctors before my immune system was too low. Now start again slowly to work, but before I do a week's holiday with family. They deserve it, after too many bad months locked in the house. "

I GRANDI DELLA MARATONA : DORANDO PIETRI

Dorando Pietri(Correggio, 16 ottobre 1885 – Sanremo, 7 febbraio 1942), è passato alla storia per il drammatico epilogo della maratona alle Olimpiadi di Londra del 1908: tagliò per primo il traguardo, sorretto dai giudici di gara che l'avevano soccorso dopo averlo visto barcollare più volte, stremato dalla fatica. A causa di quell'aiuto fu squalificato e perse la medaglia d'oro, ma le immagini e il racconto del suo arrivo, facendo il giro del mondo e superando la cronaca viva di quei giorni, lo hanno consegnato alla storia dell'atletica leggera.Il 1908 era l'anno delle Olimpiadi di Londra. Dorando Pietri si era preparato per mesi all'evento. Il 7 luglio si guadagnò il posto nella squadra italiana in una maratona di 40 km disputata a Carpi. Vinse in 2 ore e 38 minuti, una prestazione mai ottenuta prima in Italia.La maratona olimpica era in programma pochi giorni dopo, il 24 luglio. Per la prima volta il percorso si snodava su 42,195 km. Alla partenza, davanti al Castello di Windsor, c'erano 56 atleti, tra cui i due italiani Dorando Pietri, maglietta bianca e calzoncini rossi, con il numero 19 sul petto, e Umberto Blasi. Era una giornata insolitamente calda per il clima inglese. Alle 14.33 la principessa del Galles diede il via. Un terzetto di inglesi si portò subito al comando della corsa, imponendo un'andatura elevata. Pietri si mantenne nelle retrovie, cercando di conservare le energie per la seconda parte di gara. Infatti verso la metà il maratoneta italiano iniziò la sua progressione, rimontando via via numerose posizioni. Al 32º km era secondo, a quattro minuti dal leader della corsa, il sudafricano Charles Hefferon. Saputo che l'atleta di testa era entrato in crisi, Pietri aumentò ancora il ritmo per recuperare il distacco, e al 39º km raggiunse e subito sorpassò il sudafricano. Mancavano ormai un paio di chilometri all'arrivo, ma Pietri si trovò a fare i conti con l'enorme dispendio di energie effettuato durante la rimonta e la disidratazione dovuta al caldo. La stanchezza gli fece perdere lucidità. Arrivato allo stadio, sbagliò strada. I giudici lo fecero tornare indietro, ma Pietri cadde esanime. Si rialzò con il loro aiuto, ma ormai stremato, faticava a reggersi in piedi da solo. Era ad appena 200 metri dal traguardo. Gli oltre 75.000 spettatori dello stadio erano tutti in trepidazione per lui. Attorno a lui sulla pista i giudici di gara e persino alcuni medici accorsi per soccorrerlo. Pietri cadde altre quattro volte, ed altrettante fu aiutato a rialzarsi, ma continuò barcollando ad avanzare verso l'arrivo. Quando finalmente riuscì a tagliare il traguardo, sorretto da un giudice e un medico, era totalmente esausto. Il suo tempo finale fu di 2h54'46"4 su 42,195 km, ma solo per percorrere gli ultimi 500 metri impiegò quasi dieci minuti. Oltre il traguardo svenne e fu portato fuori dalla pista su una barella. Poco dopo di lui arrivò lo statunitense Johnny Hayes. La squadra americana presentò immediatamente un reclamo per l'aiuto ricevuto da Pietri, che venne prontamente accolto. Il carpigiano fu squalificato e cancellato dall'ordine di arrivo della gara.Il dramma di Dorando Pietri commosse tutti gli spettatori dello stadio. Quasi a compensarlo della mancata medaglia olimpica, la regina Alessandra lo premiò con una coppa d'argento dorato.La coppa donata a Pietri dalla regina Alessandra è oggi custodita dalla «Società Ginnastica La Patria 1879» in una cassetta di sicurezza della filiale Unicredit di Carpi nello stesso edificio che fu il "Grand Hotel Dorando". Sul trofeo è incisa questa dedica: « To Pietri Dorando - In remembrance of the Marathon race from Windsor to the Stadium - July. 24. 1908 From Queen Alexandra. »

THE GREAT MARATHON: Dorando Pietri Dorando Pietri (Correggio, 16 October 1885 - Sanremo, February 7, 1942), is remembered for the dramatic climax of the marathon at the London Olympics in 1908 cut the line first, supported by the judges that they had rescued after saw him stagger several times, exhausted by fatigue. Because of that support was disqualified and lost the gold medal, but the pictures and the story of his arrival, going around the world, surpassing the record of those days alive, handed him over to the history of athletics. The year 1908 was the year of the Olympics in London. Dorando Pietri had prepared for months in the event. On July 7, he earned his place in the Italian team in a 40 km marathon held in Carpi. He won in 2 hours and 38 minutes, a performance never achieved before in Italia.La Olympic marathon was scheduled a few days later, on July 24. For the first time the path wound about 42.195 km. At the start, in front of Windsor Castle, there were 56 athletes, including two Italian Dorando Pietri, white shirt and red shorts, with the number 19 on his chest, and Umberto Blasi. The day was unusually hot for the English climate. At 14:33 the Princess of Wales gave way. A trio of British immediately took command of the race, requiring elevated paces. Pietri was kept in the rear, trying to conserve energy for the second half of the race. Fact, about half the Italian marathon runner started his progression, gradually climbing up several positions. On 32 th km was second, four minutes from the race leader, the South African Charles Hefferon. Learning that the athlete head was in crisis, Pietri further increased the pace to catching up, and reached 39 º km and immediately overtook South Africa. Now missing a couple of kilometers on arrival, but Pietri was found to deal with the enormous amount of energy carried out during the recovery and dehydration due to heat. The fatigue caused him to lose lucidity. Arrived at the stadium, went the wrong way. The judges did go back, but Pietri fell lifeless. He stood up with their help, but now exhausted, struggling to stand alone. It was just 200 meters from the finish. More than 75,000 spectators at the stadium were all in fear for him. Around him on the runway the judges and even some doctors rushed to his aid. Pietri fell four more times, and the same was helped to his feet, staggered but continued to advance towards the destination. When I finally managed to cross the finish line, supported by a judge and a physician, was totally exhausted. His final time was of 2h54'46 "4 of 42.195 km, but only to cover the last 500 meters took almost ten minutes. Besides the goal fainted and was carried off the track on a stretcher. Shortly after him came the American Johnny Hayes. The U.S. team presented a complaint immediately with the help Pietri received, which was promptly accepted. The Carpi was disqualified and removed from the order of arrival of gara.Il drama Dorando Pietri moved all the spectators at the stadium. Almost compensate for the lack of Olympic medal, Queen Alexandra awarded him a silver cup given to Pietri dorato.La cup from Queen Alexandra is now guarded by "The Gymnastics Company 1879 Homeland" in a safe branch of Unicredit Carpi in the same building that was the "Grand Hotel Dorando." The trophy is engraved this inscription: "To Dorando Pietri - In remembrance of the Marathon race from Windsor to the Stadium - July. 24. 1908 From Queen Alexandra."