Giuseppe Saronni (Novara, 22 settembre 1957) Professionista dal 1977 al 1990, vinse due Giri d'Italia, una Milano-Sanremo, un Giro di Lombardia e un mondiale in linea.Professionista dal 1977, inizialmente vestì la casacca bianconera della Scic. Il 23 febbraio dello stesso anno, al Trofeo Laigueglia, fu secondo davanti al campione del mondo Freddy Maertens. Nel 1979, a soli 21 anni e 8 mesi, fu maglia rosa a Milano. La corsa si decise nella cronoscalata di San Marino, dove Saronni vinse indossando la maglia rosa che non lasciò più agli avversari, risultando uno dei vincitori più giovani della storia del Giro.Ottenne le vittorie più importanti nei mesi tra febbraio 1982 e giugno 1983: concluse la serie di successi con un secondo Giro nel 1983, dopo che nell'autunno del 1982 aveva trionfato ai Campionati del mondo di Goodwood, in Gran Bretagna, battendo in volata l'americano Greg LeMond.Nella bacheca di Saronni mancano vittorie al Tour de France, dove non corse mai tranne una volta a fine carriera. Ha indossato 49 volte la maglia rosa e ha sempre gareggiato sulle biciclette di Ernesto Colnago.Verso la metà degli anni ottanta la sua forma declinò e abbandonò le corse nel 1990.
Joseph Saronni (Novara, 22 September 1957) professional from 1977 to 1990, won two Turns of Italy, one Milan-Sanremo, a Turn of Lombardy and a world in line.Professional from 1977, initially dressed the jacket bianconera of the Scic. The 23 February of the same year, to the Trophy Laigueglia, was second in front of the champion of the world Freddy Maertens. In 1979, to alone 21 years and 8 months, it was pink sweater to Milan. The run him decided in the cronoscalata of San Marino, where Saronni won wearing the pink sweater that didn't leave to the adversaries anymore, one of the youngest winners of the history of the Turn resulting.It got the most important victories in the months between February 1982 and June 1983: concluded the series of successes with a second Turn in 1983, after in the autumn of 1982 you/he/she had triumphed to the Championships of the world of Goodwood, in Great Britain, beating in flight the American Greg LeMond.In the glass showcase of Saronni they miss victories to the Tour de France, where not runs never except once to endmercoledì 7 marzo 2012
martedì 6 marzo 2012
I GRANDI DELLA MARATONA:Patrick Makau Musyoki

Patrick Makau Musyoki (Manyanzwani ,Kenia- 2 marzo 1985) Campione mondiale a squadre di mezza maratona nel 2007 e 2008, medaglia d'argento individuale in entrambe le competizioni.Con il tempo di 58:52 vanta la terza miglior prestazione mondiale sulla mezza maratona, alle spalle di Zersenay Tadese e Samuel Wanjiru. Ha vinto l'edizione 2010 della maratona di Rotterdam in 2:04:48, quarto tempo di sempre su questa distanza. Il 25 settembre 2011 vince per la seconda volta la maratona di Berlino, segnando la migliore prestazione di tutti i tempi sulla distanza, con 2h03'38, 21 secondi in meno del vecchio primato che apparteneva al leggendario etiope Haile Gebrselassie e che era stato realizzato nel 2008.
Palmares:
Mezza maratona di Zanzibar - 2005
Mezza maratona internazionale di Tarsus - 2006
Von Berlin 25K - 2006, 2007
London 10K - 2006
Bristol Half Marathon - 2006
Lahore 10K - 2007
Mezza maratona di Berlino - 2007, 2008
Mezza maratona Ras Al Khaimah - 2008, 2009
Mezza maratona di Reading - 2008
Mezza maratona di City-Pier-City - 2008
Mezza maratona di Rotterdam - 2008
Maratona di Rotterdam - 2010
Maratona di Berlino - 2010
Maratona di Berlino - 2011
Patrick Makau Musyoki (Manyanzwani, Kenya - 2 March 1985) world champion to teams of half marathon in 2007 and 2008, medal of individual silver in both the competitions.With the time of 58:52 boast the bystander good world performance on the half marathon, behind Zersenay Tadese and Samuel Wanjiru. You/he/she has won the edition 2010 of the marathon of Rotterdam in 2:04:48, fourth usual time on this distance. September 25 th 2011 wins for the second time the marathon in Berlin, marking the best performance of every time on the distance, with 2h03'38, 21 seconds in less than the old record that belonged to the legendary Ethiopian Haile Gebrselassie and that you/he/she had been realized in the 2008.
lunedì 5 marzo 2012
I CAMPIONI DEL CICLISMO : MIGUEL INDURAIN

Miguel Indurain Larraya (Villava, 16 luglio 1964)Professionista dal 1984 al 1996, fu campione del mondo a cronometro nel 1995 e medaglia d'oro ai Giochi di Atlanta nel 1996. Nel suo palmarès rientrano anche cinque Tour de France vinti consecutivamente – fu il primo a riuscirvi – e due Giri d'Italia.Atleta dalle caratteristiche tipiche del passista-scalatore, oltre ad essere un abile discesista si distingueva come fortissimo cronoman. Per lo strapotere nelle prove contro il tempo e per la capacità di amministrare la corsa sulle montagne, venne spesso accostato al francese Jacques Anquetil.Al Tour de France 1991 si presentò con un ruolo di outsider, sempre al servizio del capitano Pedro Delgado. Tuttavia nella tappa a cronometro da Argentan a Alençon batté tutti, vincendo davanti a Greg LeMond. Nella seconda parte della Grande Boucle arrivò la sua consacrazione: nella tredicesima tappa (Jaca-Val-Louron) rispose all'attacco di Claudio Chiappucci sul Col d'Aspin, lasciandosi alle spalle i favoriti LeMond, Fignon ed il proprio capitano Delgado, decretando definitivamente il ricambio generazionale. Al termine della frazione, conquistata dall'italiano, Indurain conquistò la sua prima maglia gialla, difesa in seguito dagli attacchi di Gianni Bugno e portata poi fino a Parigi. Al termine della stagione Bugno si prese la rivincita ai Campionati del mondo su strada di Stoccarda, lasciando ad Indurain la medaglia di bronzo.
La sua definitiva consacrazione lo portò a presentarsi ai nastri di partenza del Giro d'Italia e del Tour de France dell'anno successivo con tutti i favori dei pronostici. In entrambi i casi riuscì ad imporsi, evidenziando una notevole capacità di gestire la corsa: si dimostrò infatti imbattibile a cronometro (nella tappa di Lussemburgo al Tour staccò tutti di più di tre minuti completando i 65 chilometri alla media di 49,046 km/h) e capace di marcare i propri avversari nelle tappe di montagna. La stagione si concluse senza l'acuto nel campionato del mondo, disputato in Spagna a Benidorm: pur correndo con il ruolo di favorito, si piazzò solo sesto dovendo ancora una volta arrendersi a Gianni Bugno. Con 2 023 punti Indurain divenne comunque, in chiusura di annata, il numero uno del ranking mondiale della Federazione dei ciclisti professionisti.Nel 1993 realizzò un'altra accoppiata Giro-Tour: nella gara italiana si limitò a controllare,rivaleggiando poi con Pëtr Ugrumov, mentre nella Grande Boucle, ove fu maglia gialla per quattordici tappe, nessun avversario mise realmente in discussione il suo primato. La stagione seguente tuttavia si aprì con un brusco risveglio: al Giro d'Italia Indurain, complice una condizione non ottimale, non andò oltre al terzo posto, battuto dai giovani Evgenij Berzin (che si impose nelle due cronometro della corsa rosa) e Marco Pantani, mattatore nelle tappe di montagna. Nel mese di luglio si presentò alla partenza del Tour de France con il ruolo di favorito, senza però quell'alone di invincibilità che lo aveva accompagnato fino ad allora. Tuttavia nella corsa francese non ci fu nessuno in grado di contrapporsi al suo strapotere, e Indurain giunse a Parigi per la quarta volta da vincitore. Qualche settimana più tardi un controllo – effettuato il 15 maggio precedente al Tour de l'Oise – riscontrò però una sua positività all'antidoping: il navarro, veniva evidenziato, aveva assunto salbutamolo, sostanza proibita dalla legislazione francese ma non dall'Unione Ciclistica Internazionale. Indurain venne comunque presto scagionato per aver dimostrato che l'utilizzo del farmaco era dovuto a scopi terapeutici, per la cura dell'asma.Prima del termine della stagione,rinunciando anche ai mondiali su strada di Agrigento, riuscì a battere il record dell'ora: nell'occasione, sulla pista del velodromo di Bordeaux, percorse ben 53,040 chilometri, superando di 327 metri il precedente primato detenuto da Graeme Obree. Solo 49 giorni dopo, va detto, questo nuovo record venne superato, sulla stessa pista francese, dallo svizzero Tony Rominger.
Nel 1995 Indurain vinse il suo quinto Tour de France consecutivo, entrando nella leggenda della corsa francese. In quest'annata i suoi principali avversari furono Alex Zülle e Bjarne Riis, che tuttavia non riuscirono mai a lottare realmente per il primato; lo spagnolo dimostrò anzi il proprio strapotere con l'attacco nella frazione pianeggiante verso Liegi .La stagione del navarro terminò con i Campionati del mondo in Colombia, dove conquistò un oro nella gara a cronometro ed un argento nella prova in linea, e con il fallito tentativo di stabilire, in quel di Bogotá, un nuovo record dell'ora (abbandonò dopo aver percorso 25 chilometri).Nel 1996 si presentò nuovamente alla Grande Boucle, puntando a battere il record di cinque vittorie nella corsa francese, condiviso con Jacques Anquetil, Eddy Merckx e Bernard Hinault. La corsa (che pure, in omaggio a Indurain, passava per Pamplona)[5] diede però indicazioni differenti: lo spagnolo accusò una pesante crisi ipoglicemica nella tappa di Chambéry-Les Arcs, non riuscì a riprendersi nemmeno nelle frazioni successive e concluse la corsa all'undicesimo posto, staccato di 14'14" dal vincitore Bjarne Riis. La stagione comunque venne resa meno amara dalla conquista della medaglia d'oro nella gara a cronometro alle Olimpiadi di Atlanta. In settembre prese il via alla Vuelta, cinque anni dopo l'ultima presenza, dovendo però ritirarsi, a causa di problemi respiratori, durante la tappa di Lagos de Covadonga. Non venne quindi selezionato per i mondiali di Lugano.Fu la Vuelta 1996 l'ultima gara di rilievo cui partecipò: nel gennaio del 1997 annunciò il suo ritiro dal ciclismo, dovuto anche ad un deterioramento dei rapporti con la propria squadra, dopo aver vinto 111 gare .
Miguel Indurain Larraya (Villava, July 16, 1964) Professional from 1984 to 1996, was world time trial champion in 1995 and gold medal at the Atlanta Games in 1996. Duels in the fall also won five consecutive Tour de France - was the first to succeed - and two tours of Italy. Athlete of the typical characteristics of passista-climber, besides being an accomplished downhill skier stood out as strong chrono. For the overwhelming power of tests to time and the ability to administer the race in the mountains, was often compared to the Frenchman Jacques Anquetil.Al Tour de France 1991 is presented with a role of outsider, always at the service of Captain Pedro Delgado. However in the time trial stage from Argentan to Alencon beat everyone, winning ahead of Greg LeMond. In the second part of the Grande Boucle came his consecration, in the thirteenth stage (Jaca-Val-Louron) responded to the attack on the Col d'Aspin Claudio Chiappucci, leaving behind the favorites LeMond, Fignon and his captain Delgado, ruling definitively generational change. At the end of the village, captured from Italian, Indurain won his first yellow jersey, as a result of defense against attacks by Gianni Bugno, and then brought up in Paris. At the end of the season Bugno took his revenge at the world road championships in Stuttgart, leaving Indurain in the bronze medal.Its definitive consecration took him to appear at the start of the Tour of Italy and Tour de France next year with all the favors of the predictions. In both cases he succeeded in breaking, showing a remarkable capacity to manage the race: in fact, proved unbeatable against the clock (in the stage of the Tour of Luxembourg broke away any more than three minutes completing the 65 kilometers at an average of 49.046 km / h) and able to mark their opponents in the mountain stages. The season ended without acute in the world championship, held in Spain in Benidorm: while running with the role of favorite, he finished only sixth having to once again surrender to Gianni Bugno. With 2 023 points Indurain was still at the close of year, the number one world ranking of the Federation of cyclists professionisti.Nel 1993 created another coupled Giro-Tour in the Italian race was limited to control, then vying with Peter Ugrumov, while in the Grande Boucle, where he was yellow jersey for fourteen stages, no opponent really put into question its leadership. The following season, however, opened with a rude awakening: Indurain in the Tour of Italy, because of a suboptimal condition, never went beyond the third place, beaten by the young Yevgeny Berzin (which prevailed in two of the Giro time trial) and Marco Pantani , protagonist in the mountain stages. In July came the start of the Tour de France with the role of favorite, but without that aura of invincibility that had accompanied him until then. However, in the French race there was no one to oppose his dominance, and Indurain came to Paris for the fourth time as the winner. A few weeks later a check - made on May 15 before the Tour de l'Oise - but its positive feedback all'antidoping: the navarro, was noted, had taken salbutamol, a substance prohibited by French law but not by the Union Cycliste Internationale . Indurain was however soon cleared for showing that the use of the drug was due to therapeutic purposes, for the treatment of asthma. Before the end of the season, giving up even the world's road of Agrigento, managed to beat the world hour record : occasion, on the velodrome track in Bordeaux, well-traveled 53.040 kilometers, 327 meters surpassing the previous record held by Graeme Obree. Only 49 days later, it must be said, this new record was surpassed on the same track French, Swiss Tony Rominger.In 1995 Indurain won his fifth consecutive Tour de France, entered the legend of the French race. In this vintage its main opponents were Alex Zülle and Bjarne Riis, who, however, were never able to really fight for supremacy; Spanish even showed their dominance with the attack on the village level to Liege. The season ended with navarro World Championships in Colombia, where he won a gold in the time trial and silver in the line test, and the failed attempt to establish, in that of Bogota, a new hour record (abandoned after traveling 25 km) . In 1996 he again presented to the Grand Boucle, aiming to break the record of five victories in the French race, shared with Jacques Anquetil, Eddy Merckx and Bernard Hinault. The race (which also, as a tribute to Indurain, went to Pamplona) [5], however, gave different directions: the Spaniard accused a heavy hypo-Chambéry in the stage of Les Arcs, failed to recover even in the subsequent fractions and finished the race eleventh place, adrift 14'14 "behind the winner Bjarne Riis. The season, however, was made more bitter by winning the gold medal in the time trial at the Olympics in Atlanta. In September, got underway at the Vuelta, five years after the final appearance, however, having to retire because of breathing problems, during the stage of Lagos de Covadonga. It was then selected for the World Lugano.Fu the Vuelta in 1996 the last major race of which he participated: in January 1997 announced his retirement from cycling, also due to a deterioration of relations with his team after winning 111 races.
domenica 4 marzo 2012
I GRANDI DELLA MARATONA : PAULA RADCLIFFE
Paula Jane Radcliffe (Davenham, December 17, 1973) world champion in 2005 and marathon world record holder of the specialty. It is women's marathon world record with a time of 2h15'25 ", established in London April 13, 2003. He has won three times in the New York Marathon in 2002 and was awarded the Order of the Radcliffe Britannico.Per tackle the marathon can withstand an impressive number of miles of training. We talk about 210/240 kilometers per week, ie at least 30/35 miles per day. Regarding the last exit long before facing the marathon, the Radcliffe, before establishing the world record of 2.15.25 in April of 2003, has managed to make a great test of running 38 km and 500 meters in 2 hours and 14 minutes. That is to say, continuing on the same step for the remaining 3 km and 700 meters, ending a marathon in 2 hours and 27 minutes!
sabato 3 marzo 2012
I GRANDI DEL CICLISMO : GINO BARTALI
Gino Bartali (Ponte a Ema, 18 luglio 1914 – Firenze, 5 maggio 2000) Professionista dal 1934 al 1954, vinse tre Giri d'Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni trenta-cinquanta.
La carriera di Bartali, più vecchio di Fausto Coppi di cinque anni, fu notevolmente condizionata dalla seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori.
Soprannominato Ginettaccio, fu grande avversario di Coppi. Leggendaria la loro rivalità, che divise l'Italia nell'immediato dopoguerra (anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due). Celebre nell'immortalare un'intera epoca sportiva – tanto da entrare nell'immaginario collettivo degli italiani – è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglietta durante una salita al Tour del '52.[2]
Da ricordare, in particolare, la sua vittoria al Tour de France 1948, che, a detta di molti, contribuì ad allentare il clima di tensione in Italia dopo l'attentato a Palmiro Togliatti.Nel 1934 vinse la quinta edizione della Coppa Bologna, valida come terza prova del Campionato toscano dilettanti, e con questa vittoria si laureò campione di Toscana.Nel 1936, passò alla Legnano capitanata da Learco Guerra, che, intuite le qualità del nuovo arrivato, si mise al suo servizio come gregario per permettergli il successo alla Corsa rosa di quell'anno; successo che arrivò in modo trionfale, con tre vittorie di tappa. Pochi giorni dopo Bartali pensò seriamente di abbandonare la carriera in seguito alla morte del fratello minore Giulio, avvenuta a causa di un incidente in una gara di dilettanti. L'anno si chiuse con la vittoria nel Giro di Lombardia.
Nel 1937, ormai capitano della Legnano e numero uno del ciclismo Italiano, vinse il suo secondo Giro d'Italia e fu designato per tentare la conquista del Tour de France, vinto solo due volte da un italiano, Ottavio Bottecchia nel 1924 e 1925. Mentre era in maglia gialla, una brutta caduta nel Torrente Colau durante la tappa Grenoble-Briançon, con conseguenti ferite alle costole, ed una grave bronchite, lo costrinsero al ritiro.Nel 1938 trionfò al Tour de France aggiudicandosi anche sette vittorie di tappa.
Nel 1939 vinse la Milano-Sanremo, ma malgrado quattro vittorie di tappa perse il Giro a favore di Giovanni Valetti.Nel 1940 bissò il successo alla Milano-Sanremo e si preparò per cercare di vincere il suo terzo Giro. Nella squadra della Legnano era arrivato un promettente ragazzo alessandrino di nome Fausto Coppi, voluto da Bartali stesso come gregario. Durante la seconda tappa, la Torino-Genova, attardato da una foratura, Bartali cadde e si fece male a causa di un cane che gli tagliò la strada proprio mentre si stava ricongiungendo alla testa della corsa.Eberardo Pavesi, direttore del team, decise allora di puntare su Coppi, che era il meglio piazzato in classifica. All'arrivo della tappa Bartali fece i complimenti a Coppi e si mise al suo servizio, come aveva fatto Guerra con lo stesso Bartali nel 1936.
Proprio su una salita sulle Alpi, Bartali era davanti di poche decine di metri a Coppi, che era alle prese con la classica "cotta" e fortissimi dolori alle gambe. Fausto stava per scendere dalla bici con l'intenzione di lasciare il giro. Bartali se ne accorse, tornò indietro, e ricordandogli i sacrifici fatti, riusci a farlo risalire in bicicletta e gli urlò: "Coppi sei un acquaiolo! Ricordatelo! Solo un acquaiolo!". Bartali intendeva dire che chi non si impegna fino allo spasimo non è un vero ciclista ma soltanto un acquaiolo, cioè un portatore d'acqua, un gregario insomma, e non un campione. A Bartali piaceva mangiare e bere anche prima delle gare, differentemente da Fausto Coppi che stava attentissimo alla dieta.
Coppi alla fine vinse il Giro. La corsa, già disertata dagli stranieri, si chiuse il giorno prima dell'entrata in guerra dell'Italia, e la guerra sancì per cinque anni l'interruzione della carriera per i due campioni.Ripresa la carriera nel 1945, Bartali ormai trentunenne era dato per "finito", mentre Coppi, di cinque anni più giovane, era considerato l'astro nascente (anche se la prigionia in tempo di guerra gli rese difficile la ripresa).
Nel 1946 Bartali vinse il Giro d'Italia, mentre Coppi passato alla "Bianchi" terminò alle sue spalle a soli 47 secondi. Non potendo partecipare al "Tour", precluso agli ex belligeranti, Bartali stravinse il Giro della Svizzera.
Nel 1947, vinse la Milano-Sanremo e perse il Giro d'Italia a favore di Coppi, anche per un banale guasto meccanico. Bissò il successo al Giro della Svizzera, all'epoca la più ricca e prestigiosa tra le corse a tappe del dopoguerra.Il 1948 lo vide in difficoltà per vari motivi nella parte iniziale della stagione e attardato da una caduta al "Giro", terminò solo 8º, osservando la conclusione che portò Coppi al ritiro per protesta per la mancata squalifica di Fiorenzo Magni a causa delle spinte ricevute in salita e che costarono il giro a Ezio Cecchi. Bartali fu quindi l'unico tra i big a poter rappresentare l'Italia al Tour de France (Coppi non si riteneva pronto e Magni non era "gradito" ai francesi per ragioni politiche) e venne designato capitano. Messa in piedi una "squadra da quattro soldi", come era stata definita, si apprestò al più grande trionfo della carriera.
Malgrado la non eccelsa squadra, l'astio dei francesi nei confronti degli italiani, e l'età (con i suoi 34 anni era uno dei più anziani corridri presenti), entrò nella leggenda del Tour. Leggendaria in particolare la sua fuga sulle Alpi che gli consentì di vincere la Cannes-Briançon, attraverso il Colle d'Allos, il Colle di Vars e il Colle dell'Izoard (dove è ricordato con una stele), recuperando gli oltre venti minuti di svantaggio che lo separavano da Louison Bobet. Il giorno successivo vinse nuovamente nella tappa Briançon-Aix-les-Bains, di 263 km, attraverso i colli del Lautaret, del Galibier e della Croix-de-Fer, conquistando la maglia gialla.
Secondo molti, l'impresa di Bartali aiutò a distogliere l'attenzione dall'attentato di cui era stato vittima Palmiro Togliatti, allora segretario del PCI, avvenimento che aveva provocato una grande tensione politica e sociale in Italia, che rischiava di sfociare in una guerra civile.Si dice che siano stati Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti a telefonare allo stesso Bartali per incitarlo, chiedendogli un'impresa epica che potesse rasserenare gli animi. Al rientro dalla Francia venne ricevuto dallo stesso De Gasperi, che gli chiese cosa avrebbe voluto in regalo per quell'impresa: Bartali, si racconta, chiese di non pagare più le tasse.Nel 1949 giunse secondo nel Giro d'Italia vinto da Coppi ed aiutò il grande Fausto nella vittoria al Tour de France, giungendo egli stesso secondo.
Nel 1950 vinse una terribile Milano-Sanremo sotto il diluvio e fu costretto al ritiro al Tour mentre lui e Magni conducevano la corsa, causa l'aggressione dei tifosi francesi sul Col d'Aspin.
Quarto nei Tour del 1951 e del 1952, corse come "secondo" di Coppi, vinse a trentotto anni il suo ultimo grande titolo con il Campionato italiano.
Nel 1953, dopo aver vinto a trentanove anni il Giro della Toscana, ebbe un incidente stradale che rischiò di lasciarlo senza la gamba destra per cancrena. Dopo pochi mesi però il toscano rientrò in scena alla Milano-Sanremo. Anche se non colse un grande risultato la folla fu tutta per lui.
A Città di Castello, dove passò diversi mesi da sfollato protetto dalla popolazione, volle concludere la sua attività da professionista,
correndo in un circuito creato apposta per l'occasione nel 1954.
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I GRANDI DELLA MARATONA : PAUL TERGAT
Paul Tergat (Lake Baringo, 17 giugno 1969)Atleta keniota, mezzofondista.Alto 182 cm, pesa 58 kg.
Nel maggio 1992 entra nel Team Fila di Gabriele Rosa.
Nel 1994 vince la sua prima Stramilano, che conquisterà per sei volte ininterrotamente (record), stabilendo nel 1998 la miglior prestazione mondiale sulla mezza-maratona, con un 59'17" battuto solo nel settembre 2005 da Samuel Wanjiru. (Anche il record di Wanjiru è stato battuto: 58' 55" di Haile Gebrselassie il 15 gennaio 2006, a Phoenix)
Dal 1995 al 1999 vince 5 Mondiali di cross consecutivi nel lungo. Al mondiale di Goteborg è secondo nei 10.000 dietro ad Haile Gebrselassie. Alla XXVI Olimpiade ad Atlanta nel 1996 è argento nei 10.000 (vince Gebrselassie).
Il 22 agosto 1997 batte a Bruxelles il record mondiale dei 10000, con 26'27"85, primato poi superato 9 mesi dopo da Gebrselassie. Ai mondiali 1997 di Atene è argento nei 10.000, risultato bissato due anni dopo a Siviglia, sempre alle spalle di Gebrselassie.
Nel 1999 e nel 2000 è campione iridato di mezza maratona.
Alla XXVII Olimpiade a Sydney nel 2000 è argento nei 10.000 (1° Gebrselassie). Nel 2001 esordisce nella maratona a Londra, arrivando 2° alle spalle di El Mouaziz. Seguono altri due secondi posti nel 2002 a Chicago e Londra (stavolta davanti a Gebrselassie).
Il 28 settembre 2003 vince la maratona di Berlino, battendo il record del mondo nella specialità con 2h04'55", record battuto 4 anni dopo, sempre nella maratona di Berlino dall'etiope Gebrselassie. Dopo il 10º posto ad Atene, nel novembre 2005 ha vinto la maratona di New York.
venerdì 2 marzo 2012
campioni di cuore : Jonah Lomu

(Auckland, 12 maggio 1975) è un ex rugbista neozelandese. Si mette in evidenza nella nazionale di Rugby a 7 ed esordisce negli All Blacks a soli 19 anni il 26 giugno 1994 in una partita con i francesi ma è nel mondiale del 1995 che si impone all'attenzione: un ventenne che, grazie alle sue 4 mete nella semifinale contro l'Inghilterra, guida gli All Blacks alla finale persa contro i sudafricani ai tempi supplementari. Per il mondiale del 1995 fu nominato miglior giocatore del torneo e per quello del 1999 risultò primatista di mete realizzate: 8 in 5 partite disputate, di cui due contro la Francia nella celeberrima semifinale che ha visto gli All Blacks come sconfitti. Non era così abile tecnicamente, lasciava anche a desiderare sia sul piano difensivo che sul piano tattico, ma la sua forza fisica unita alla sua velocità (100 metri in 10,8 secondi) formava un'ala praticamente inarrestabile. Difficile da fermare, non di rado lo si poteva vedere puntare la linea di meta e, senza grossi cambi di linea di corsa, arrivare a marcare la segnatura mandando in fumo ogni tentativo di placcaggio. È considerato come la prima superstar del rugby mondiale dall'avvento del professionismo. IL DRAMMA DELLA MALATTIA Alla fine del 1996 gli fu diagnosticata una rara forma di nefrite. Nel maggio del 2003, la New Zealand Rugby Football Union comunicò che Lomu avrebbe iniziato a sottoporsi a tre sedute di dialisi alla settimana, per via del deterioramento delle normali funzioni dei suoi reni. Gli effetti collaterali delle sedute di dialisi hanno causato grossi danni al sistema nervoso tra gambe e piedi, dunque secondo i medici avrebbe rischiato di rimanere sulla sedia a rotelle qualora non si fosse sottoposto ad un trapianto di reni. Il trapianto venne effettuato il 28 luglio del 2004, e presto Jonah annunciò di volersi allenare per tornare a giocare nel 2005. Il ritorno in campo in una partita ufficiale dopo l'operazione avvenne il 10 dicembre 2005 nella partita Rugby Calvisano - Cardiff Blues valida per la Heineken Cup. Sembrava la fine di un incubo, ma non sara’cosi. Da quattro mesi,infatti, Lomu giace in un letto d’ospedale. Ha perso 30 chili e ha bisogno di un nuovo trapianto di rene. Lomu è assistito dalla moglie Nadene e dai due figli, Brayley e Dhyreille: «Sono il motivo per cui non mi arrenderò mai. Il fatto che io ora combatta la malattia li aiuterà in futuro». Sa che questa volta sarà difficile trovare un donatore compatibile. Il suo fisico potrebbe rigettare il trapianto, ma è sereno. «Sono davvero fortunato. Ho vissuto più io in una vita sola di tante persone in sei o sette. Essere umani significa che tutti devono morire prima o poi».
(Auckland, May 12, 1975) is a former rugby player from New Zealand to 15. It is emphasized in the National Rugby League and seven All Blacks debut in just 19 years June 26, 1994 in a game with the French, but is in the World 1995 attracts attention: a twenty-something, thanks to its 4 goals in the semifinal against England, leads the All Blacks lost the final against South Africa in overtime. For the world in 1995 was named best player of the tournament and to that of 1999 resulted in record-holder in goals made: 8 in 5 games played, including two against France in the famous semi-final which saw the All Blacks as losers. It was not so proficient technically, also left to be desired both on the defensive at a tactical level, but his physical strength combined with his speed (100 meters in 10.8 seconds) formed a wing virtually unstoppable. Difficult to stop, not infrequently he could be seen pointing the goal line and, without major changes in the racing line, get to mark the signature by sending in smoke every attempt to tackle. It is considered the first superstar of world rugby since the advent of professionalism. THE TRAGEDY OF THE DISEASE In late 1996 he was diagnosed with a rare form of nephritis. In May 2003, the New Zealand Rugby Football Union announced that Lomu would begin to undergo three dialysis sessions per week, due to the deterioration of the normal functions of his kidneys. The side effects of dialysis sessions have caused great damage to the nervous system between the legs and feet, so the doctors would have risked to remain in a wheelchair if he failed to undergo a kidney transplant. The transplant was performed on July 28, 2004, and soon Jonah announced that she wanted to train to return to play in 2005. The comeback in a competitive match after the operation took place December 10, 2005 in Rugby Calvisano game - Cardiff Blues Heineken Cup seemed valid to the end of a nightmare, but not sara'cosi. For four months, in fact, Lomu is lying in a hospital bed. He lost 30 pounds and needs a new kidney transplant. Lomu was assisted by his wife Nadene and his two sons, and Brayley Dhyreille: "I'm the reason why I will never surrender. The fact that I now will help them fight the disease in the future. " He knows that this time will be difficult to find a compatible donor. His body could reject the transplant, but is serene. "I'm really lucky. I've lived more in one life of many people in six or seven. Being human means that everyone must die sooner or later. "
I GRANDI DELLA MARATONA : Alberto Salazar

Alberto Salazar (Cuba, 7 agosto 1958) è un ex maratoneta statunitense noto per le tre vittorie alla maratona di New York.Salazar iniziò la sua carriera all'High School di Wayland, Massachusetts. Fu campione statale nel cross country nel 1975 e si allenò con Greater Boston Track Club (i cui membri erano fra gli altri Bill Rodgers, Randy Thomas e Greg Meyer). Da là andò alla University of Oregon dove vinse numerose gare All American, fu membro nel 1977 della squadra per la finale del campionato NCAA di cross country, che vinse nel 1978. L'anno successivo fu campione nazionale assoluto della specialità. Giunse terzo ai trials olimpici dei 10,000 metri per le Olimpiadi di Mosca 1980, ma non vi partecipò per il boicottaggio americano.Dal 1980 al 1982 Salazar vinse tre volte consecutivamente la maratona di New York. La sua prima maratona in assoluto, proprio a New York, fu un successo in 2:09:41, secondo tempo americano (dietro Bill Rodgers: 2:09:27 alla maratona di Boston nel 1979). Nel 1981 stabilì apparentemente la miglior prestazione mondiale con 2:08:13, battendo il 2:08:33 dell'australiano Derek Clayton (Anversa, 1969). Però una più accurata misura del percorso lo trovò 148 metri più corto della distanza regolamentare.Nel 1982 vinse la sua prima e unica maratona di Boston dopo quello che venne chiamato "Duel in the Sun" con Dick Beardsley. Salazar vinse dopo uno sprint mozzafiato prima di collassare dopo l'arrivo ed essere ricoverato d'urgenza; gli vennero iniettati sei litri d'acqua perché disidratato. Finì l'anno al primo posto al mondo nel ranking della maratona secondo Track & Field News grazie ai suoi successi a Boston e New York.Ai campionati mondiali di cross country fu secondo nel 1982 e quarto nel 1983. Nello stesso 1983 Salazar batté due volte il record statunitense dei 10km nelle corse su strada, con 28:02 e poi 28:01 rispettivamente alla Americas 10K ed alla Continental Homes 10K. Finì in testa nel North American Road Rankings della rivista Track & Field News. Fu anche campione nazionale dei 10000 metri su pista, vincendo a Craig Virgin il suo secondo titolo (il primo era stato nel 1981). Dall'altro lato però finì ultimo ai campionati mondiali, sofferente di bronchite e per la prima volta fu sconfitto nella maratona, a Rotterdam, dove finì 5°; raccolse lo stesso risultato anche alla maratona di Fukuoka in dicembre.Nel 1984 Salazar fu un membro della squadra statunitense di maratona alle Olimpiadi di Los Angeles, con Pete Pfitzinger e John Tuttle, ed era uno dei favoriti per le medaglie, ma terminò in un deludente 15º posto in 2:14:19.
Dopo numerosi anni di attività, nel 1994 Salazar vinse la prestigiosa Comrades Marathon di 90 km (56 miglia).
Alberto Salazar (Cuba, August 7, 1958) is a former American marathon runner known for three wins in the marathon in New York.Salazar began his career at the High School in Wayland, Massachusetts. He was state champion in cross country in 1975 and trained with the Greater Boston Track Club (whose members were among the other Bill Rodgers, Greg Meyer and Randy Thomas). From there he went to the University of Oregon where he won many races All American, was a member of the team in 1977 for the final of the NCAA cross country championship, which he won in 1978. The following year he was national champion of absolute specialty. He came third at the Olympic trials of 10.000 meters to the Moscow Olympics in 1980, but did not attend to boycott americano.Dal 1980 to 1982 Salazar won three times consecutively to the New York Marathon. His first marathon ever, right in New York, was successful in 2:09:41, second half American (behind Bill Rodgers: 2:09:27 at the Boston Marathon in 1979). Apparently established in 1981 with the World Best Time 2:08:13, beating the Australian Derek Clayton 2:08:33 (Antwerp, 1969). But a more accurate measure of the path found him 148 yards short of the distance regolamentare.Nel 1982 he won his first and only Boston Marathon after what was called "Duel in the Sun" with Dick Beardsley. Salazar won after a breathtaking sprint before collapsing after the finish and be hospitalized, were injected to six liters of water to dehydrated. He finished the year in first place in the world ranking of second Marathon Track & Field News, thanks to his success in Boston and New York.Ai world championships in cross country in 1982 was the second and fourth in 1983. In the same 1983 Salazar beat the American record twice in the 10km road race, with 28:02 and 28:01, respectively, then the Americas 10K and 10K Continental Homes. He finished in the lead in the Rankings of North American Road Track & Field News magazine. He was also a national sample of 10000 meters of track, Craig Virgin won his second title (the first was in 1981). On the other hand, however, ended last world championships, suffering from bronchitis and was defeated for the first time in the marathon, in Rotterdam, where he finished 5 th, picked up the same result in the marathon in Fukuoka in 1984 dicembre.Nel Salazar was a member U.S. marathon team at the Olympics in Los Angeles, with Pete Pfitzinger and John Tuttle, and was one of the favorites for the medals, but ended in a disappointing 15 th place in 2:14:19. After many years of business, in 1994 Salazar won the prestigious Comrades Marathon, 90 km (56 miles).
I GRANDI DEL CICLISMO : LOUIS BOBET

Louis Bobet (Saint-Méen-le-Grand, 12 marzo 1925 – Biarritz, 13 marzo 1983) Ciclista francese professionista dal 1946 al 1962, vinse tre Tour de France e un campionato del mondo, oltre a numerose classiche internazionali.Professionista dal 1946, Bobet si mise in luce nel Tour de France 1948, anno in cui vinse un tappa e fu per nove giorni in maglia gialla, prima di essere definitivamente scalzato da Gino Bartali. La consacrazione definitiva avvenne al Tour de France 1950, in cui conquistò la maglia a pois di miglior scalatore.Bobet vinse il Tour per tre volte consecutive negli anni 1953, 1954 e 1955.Tra le altre vittorie, il Giro di Lombardia e la Milano-Sanremo nel 1951, il Grand Prix des Nations e la Parigi-Nizza nel 1952, i campionati del mondo su strada nel 1954, il Giro delle Fiandre del 1955 e la Parigi-Roubaix nel 1956.Partecipò, insieme ad altri colleghi , al film "Totò al Giro d'Italia".
Morì prematuramente il giorno dopo il suo 58º compleanno.
Louis Bobet (Saint-Meen-le-Grand, March 12, 1925 - Biarritz, 13 March 1983) French professional cyclist from 1946 to 1962, he won three Tour de France and a world championship, in addition to many classic internazionali.Professionista since 1946, Bobet came to the fore in the Tour de France 1948, when he won a stage and was for nine days in yellow jersey, before being finally overthrown by Gino Bartali. The definitive consecration took place at the Tour de France 1950, which won the polka dot jersey of best scalatore.Bobet won the Tour three times in the years 1953, 1954 and 1955.Tra other victories, the Giro di Lombardia and Milan-Sanremo in 1951, the Grand Prix des Nations and the Paris-Nice in 1952, the world championships on the road in 1954, the Tour of Flanders in 1955 and the Paris-Roubaix in 1956.Partecipò, along with other colleagues, the film "Toto in the Tour of Italy ".
He died prematurely on the day after his 58 th birthday.
giovedì 1 marzo 2012
I CAMPIONI DELLA MARATONA : ABELE BIKILA

Abebe Bikila
(Bikila Abebe o Bichila Abbebe; Mout, 7 agosto 1932 – Addis
Abeba, 25 ottobre 1973) Atleta etiope, due volte campione olimpico
nella maratona.Agente di polizia e guardia del corpo personale
dell'imperatore Haile Selassie, Abbebe Bichila (è invalso ormai l'uso di
seguire la norma etiope nominando prima il cognome - Abbebe - e poi il
nome - Bichila -), nato a Mout in Etiopia, divenne un eroe nazionale
dopo aver vinto la medaglia d'oro nella XVII Olimpiade.Ai Giochi della
XVII Olimpiade, svoltisi a Roma nel 1960, Bikila corse e vinse l'intera
distanza della maratona senza scarpe. L'etiope partì senza scarpe per
una precisa scelta tecnica concordata con il suo allenatore, lo svedese
(di origine finlandese) Onni Niskanen. Bikila, divenne il simbolo
dell'Africa che si liberava dal colonialismo europeo, la prima medaglia
d'Oro del continente africano alle Olimpiadi.Quattro anni dopo Bikila si
presentò in condizioni di forma peggiori alle Olimpiadi di Tokyo 1964.
Era stato operato di appendicite sei settimane prima della gara e perse
tempo da dedicare agli allenamenti. In questa occasione gareggiò con le
scarpe, e vinse nuovamente. Bikila divenne il primo campione olimpico a
bissare la vittoria nella maratona, stabilendo anche il miglior tempo
mondiale sulla distanza.Ai Giochi Olimpici estivi del 1968, tenutisi a
Città del Messico, Bikila subì le conseguenze dell'altitudine, degli
infortuni e dell'età. Fu costretto a ritirarsi dalla gara prima della
fine.Nel 1969, Bikila stava guidando nei pressi di Addis Abeba quando
ebbe un incidente. Rimase paralizzato dal torace in giù. Nonostante le
cure e l'interesse internazionale non riuscì più a camminare. Pur
impossibilitato nell'uso degli arti inferiori non perse la forza di
continuare a gareggiare: nel tiro con l'arco, nel ping pong, perfino in
una gara di corsa di slitte (in Norvegia). Partecipò inoltre alle
para-olimpiadi di Heidelberg nel 1972 nel tiro con l'arco. Morì l'anno
successivo, all'età di 41 anni, per un'emorragia cerebrale. Lo stadio
nazionale di Addis Abeba è stato dedicato in suo onore.
Abebe Bikila (Abebe Bikila properly or Bichila Abbebe; Mout, August 7, 1932 - Addis Ababa, October 25, 1973) Ethiopian athlete, twice Olympic champion in maratona.Agente police and bodyguard of Emperor Haile Selassie, Abbebe Bichila ( now it has been customary to use to follow the rule by appointing the first Ethiopian surname - Abbebe - and then the name - Bichila -), born in Mout in Ethiopia, became a national hero after winning the gold medal in the seventeenth Olimpiade.Ai Games of the XVII Olympiad, held in Rome in 1960, Bikila ran and won the full marathon distance without shoes. The Ethiopian went without shoes for a precise technical decision agreed with his coach, the Swede (of Finnish origin) Onni Niskanen. Bikila became the symbol of Africa, which was freed from European colonialism, the first gold medal of the African continent to Olimpiadi.Quattro years after Bikila came in worse conditions as the Tokyo Olympics 1964. Had been operated on for appendicitis six weeks before the race and lost time to devote to training. On this occasion competed with shoes, and won again. Bikila became the first Olympic champion to repeat the victory in the marathon, including setting the fastest time on the World distanza.Ai the 1968 Summer Olympics, held in Mexico City, Bikila suffered the consequences of altitude, injuries and age. He was forced to retire before fine.Nel 1969, Bikila was driving near Addis Ababa when he had an accident. He was paralyzed from the chest down. Despite the care and international interest could not walk anymore. Although prevented the use of the lower limbs did not lose the strength to go on racing: in archery, ping pong in, even in a race of slides (in Norway). Also participated in the para-Olympics in 1972 in Heidelberg archery. He died the following year, at age 41, a cerebral haemorrhage. The national stadium in Addis Abeba was dedicated in his honor.
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